La Coppa del Barbellino, era una delle più classiche manifestazioni dello Sci-CAI Bergamo, fu la prima gara nazionale di discesa organizzata in Italia. Si trattava di una « gara di ardimento e di virtuosismo
», come venne definita, nella quale era fatto assoluto divieto di usare « qualsiasi ordigno atto a frenare la velocità ». Il percorso si svolgeva dal Colletto del Gleno (2830 m), che i concorrenti dovevano raggiungere in tre ore di ardua salita, al piano del Barbellino (1809 m) attraverso il ghiacciaio del Trobbio. « II percorso è suscettibile delle velocità più folli — si spiegava nella prima presentazione della gara pubblicata sul bollettino mensile del febbraio 1924 — e per i provetti non presenta pericolo alcuno. Il paesaggio è ampio. Una relativa libertà sarà accordata ai corridori, e solamente in certi punti dove sarà necessario disciplinare il passaggio, ben visibili bandiere segneranno la via da tenere. Si tratta di disputare una magnifica e ricchissima " Coppa " offerta dal noto skiatore e sportman sig. Matteo Legler da Ponte S. Pietro, membro del Consiglio Direttivo dello Ski Club Bergamo ».
« Lo scopo di questa gara — veniva precisato nel numero successivo del bollettino — è anche quello di riportare lo sport dello ski ad una forma pura ed aristocratica. E' anche quello di additare nello ski l'ordigno ideale per fare dell'alpinismo in inverno ».
Alla prova potevano partecipare, a termine di regolamento, non più di due soci per ognuna delle società affiliate alla Federazione Italiana dello Ski. Il comitato esecutivo era formato da dirigenti e soci dello Ski Club : presidente Enrico Luchsinger, cassiere Giuseppe Mazzoleni, segretario Ettore Bravi, membri Matteo Legler e Francesco Perolari. La giuria era formata da Francesco Perolari, Giulio Cesareni, Giuseppe Cremascoli, Riccardo Legler e Antonio Pie-cardi. C'erano premi fino all'ottavo classificato. Il regolamento assicurava « a tutti gli skiatori che impiegheranno un tempo non superiore ai dieci minuti dal primo arrivato,medaglietta in bronzo e diploma>>.

La prima edizione della Coppa del Barbellino si svolse il 27 aprile 1924 con la partecipazione di tredici concorrenti e vide il successo di Giuseppe Cazzaniga della Società Escursionisti Lecchesi in 13'52" davanti a Umberto Combi della (UOEI di Bergamo in 14'50" e a Mario Bernasconi dello Ski Club Bergamo in 14'42". Tra i classificati figuravano altri bergamaschi: Casari della UOEI, Perani dell'Atalanta e Giuseppe Pirovano. Nel dare notizia della manifestazione il Bollettino del mese di maggio metteva in rilievo la sua piena riuscita: « Partenza, percorso, arrivo, classifica, tutto avvenne nel più regolare dei modi, sì che non un reclamo, ma nemmeno l'ombra di una lamentela si dovette registrare. Dal traguardo opportunamente predisposto nel luogo più adatto all'inizio di Val Cerviera, si vedevano i concorrenti apparire in alto fra rocce immani che viste dal sotto in su sembravano sbarrare la via della discesa, calarsi giù chi a zig-zag con salti di fianco o voltate a spazzaneve,chi direttamente,non curanti della paurosa ripidità, e gettarsi sul traguardo veloci come frecce, sicuri, leggeri, agilissimi, e compiere con estrema maestria il loro bravo esercizio d'arresto ».
Anche la seconda edizione, svoltasi il 17 maggio 1925, vide l'affermazione della Società Escursionisti Lecchesi per merito dell' ing. Vico Fiocchi, primo in 14'27".

Nei due anni successivi il percorso veniva lievemente modificato: si partiva ancora dal Colletto del Gleno per arrivare al ponticello della Val Cerviera (1910 m) con un dislivello di 920 m su una distanza di 4,5 km. Furono gli anni dell'olimpionico milanese Vitale Venzi, vincitore di entrambe le edizioni, la prima nel tempo di 5'25" corrispondente a una velocità di 44,304 km/ora. Una velocità che oggi, di fronte alle vertiginose picchiate dei Killy, degli Schranz, dei Duvillard, dei Thoenì e ai 184 all'ora di Alessandro Casse nel chilometro lanciato può fare sorridere, ma che per gli uomini e gli sci di quei tempi rappresentava effettivamente qualche cosa di eccezionale.
Dopo quello di Vitale Venzi, altri nomi illustri arricchirono l'albo d'oro della manifestazione, da Stefano Sertorelli a Vittorio Chierroni a Zeno Colò.
Alla settima edizione, svoltasi il 1° maggio 1932, lo Ski Club Bergamo, che in precedenza aveva dovuto contentarsi di qualche piazzamento onorevole, poteva finalmente vantare anche un successo agonistico, col primo posto del suo socio dott. Kurt Tschudi e col sesto di Giuseppe Pirovano, che gli valevano la conquista della Coppa Limonta. In questa edizione si pose in evidenza una ragazza bergamasca, Felicita Ongaro dello S. C. Valgandino, che, perduto uno sci alla partenza, effettuava l'intera discesa con un solo sci e con un tempo discreto. Memorabile fu poi l'exploit del futuro campione del mondo Zeno Colò, vincitore col tempo strepitoso di 2'07" dell'edizione 1943, dopo che già si era aggiudicato quella del '42. La manifestazione, che nel frattempo aveva mutato la propria denominazione da « Coppa del Barbellino » in « Gara del Gleno », riprendeva nel 1946 ed è continuata quindi con successo fino a che le mutate esigenze dello sci costrinsero gli organizzatori a trasformarla, con un diverso percorso, nello « Slalom gigante del Recastello », al quale nel 1970 è stata abbinata la coppa dedicata a Pasquale Tacchini, artefice primo del rilancio dello Sci-CAI negli anni dell'ultimo dopo guerra.








